Se questo è un “sistema” criminale
Leggere le intercettazioni di Verdini e scoprire che Fusi voleva un terzino
Qual è il “sistema Verdini” (da Denis Verdini, coordinatore del Pdl e nostro editore al quindici per cento), almeno stando alle intercettazioni pubblicate dai giornali? Be’, non c’è, non sembra esserci, diciamo che non si vede. Leggi Una notizia: politici e amministratori si interessano di appalti di Giuliano Ferrara
22 AGO 20

Qual è il “sistema Verdini” (da Denis Verdini, coordinatore del Pdl e nostro editore al quindici per cento), almeno stando alle intercettazioni pubblicate dai giornali? Be’, non c’è, non sembra esserci, diciamo che non si vede, in particolare se si leggono le trascrizioni degli atti giudiziari sui giornali più forcaioli e antiberlusconiani del paese, Repubblica e il Fatto. Verdini è indagato dalla procura di Firenze per corruzione o, a seconda di chi scrive, di concorso in corruzione.
Sul giornale fondato da Eugenio Scalfari c’è un lungo articolo che dà conto di numerose telefonate tra Verdini e il suo amico e imprenditore Riccardo Fusi, uno degli indagati dell’inchiesta. La prima cosa che viene in mente, come sempre in questi casi, è chi mai possa aver passato le trascrizioni al quotidiano che può vantare tra i suoi editorialisti l’ex garante della Privacy Stefano Rodotà, insignito del prestigioso, ma evidentemente impotente, International Privacy Champion Award. Chissà.
Le telefonate riportate da Repubblica raccontano, indirettamente, di un interessamento di Verdini per far avere al suo amico Fusi, presidente della decima impresa edilizia italiana, un appuntamento con Gianni Letta. Per il resto è un elenco sterminato di lamentele di Fusi con Verdini perché non lavora, non partecipa agli appalti, addirittura perché gli hanno tolto lavori già assegnati, al punto che ora lo stato, scrive il Corriere, gli deve 34 milioni di euro di danni. Non s’è mai visto un sistema criminale così poco efficiente. Dalle intercettazioni si scopre che Fusi voleva addirittura querelare il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, collega di Verdini, più che blandirlo con ricchi premi e cottillons. Verdini ha tentato una mediazione tra i due, ma secondo il Corriere non è andata a buon fine: Matteoli non ha voluto vedere l’amico di Verdini.
Le telefonate riportate da Repubblica raccontano, indirettamente, di un interessamento di Verdini per far avere al suo amico Fusi, presidente della decima impresa edilizia italiana, un appuntamento con Gianni Letta. Per il resto è un elenco sterminato di lamentele di Fusi con Verdini perché non lavora, non partecipa agli appalti, addirittura perché gli hanno tolto lavori già assegnati, al punto che ora lo stato, scrive il Corriere, gli deve 34 milioni di euro di danni. Non s’è mai visto un sistema criminale così poco efficiente. Dalle intercettazioni si scopre che Fusi voleva addirittura querelare il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, collega di Verdini, più che blandirlo con ricchi premi e cottillons. Verdini ha tentato una mediazione tra i due, ma secondo il Corriere non è andata a buon fine: Matteoli non ha voluto vedere l’amico di Verdini.
Fusi, riporta Repubblica, è costretto a dire a Verdini, al suo amico nelle grazie del Cav., di essersi schierato col Pd, di votare a sinistra, che se no non ce la fa a campare: “Da quando mi hanno messo vicino a te – si legge – io non ritiro mai una concessione, non mi danno mai un appalto, mi fanno causa tutti”. Verdini capisce e lo rassicura: “Lo si sa che gli imprenditori stanno con chi gli fa fare le cose, quindi giustamente qui in Toscana devi stare con il Pd”. A questo proposito, sul Fatto si legge che il presidente di centrosinistra del Consiglio regionale toscano, il socialista Riccardo Nencini, chiama Fusi “per comunicargli di essere stato all’Aquila e di aver parlato bene di lui”. Alcuni giorni dopo, la società di Fusi, consorziata con molte altre imprese, ottiene un appalto.
Sempre sul Fatto, sono riportate le frasi intercettate all’amministratore delegato dell’azienda di Fusi, Fabio De Santis, il quale si lamenta che per vari appalti a Firenze, Roma e Venezia “o diventi amico di Rutelli o Veltroni o puoi tornare a casa”. Le trascrizioni non provano nulla nemmeno contro Rutelli e Veltroni, se non la normale e legittima dialettica tra impresa e quella fetta del mondo politico che si trova temporaneamente al governo. Così come non prova niente, di per sé, il suggerimento dato da Verdini agli organi competenti di nominare De Santis alla carica di provveditore alle opere pubbliche della Toscana, visto che tra i compiti dei politici rientra anche fare le nomine. Al Fatto, in conclusione dell’articolo di Peter Gomez sul “sistema Verdini”, riferito alla “ragnatela” di rapporti su cui indaga la procura, scappa un “anche se fosse penalmente irrilevante” che dice tutto.
Le intercettazioni in quota Stampa svelano una consuetudine di rapporti tra la famiglia Verdini e Fusi che è allo stesso tempo bizzarra e innocua: l’amico di famiglia a volte ospita in casa e altre prenota l’albergo al figlio di Verdini e ai suoi amici (“Siamo in otto, ci bastano due camere”). Repubblica, infine, svela che Fusi ha chiesto a Verdini di incontrare Berlusconi, non per parlare di politica, ma perché “voglio che mi compri due difensori, perché io sto soffrendo parecchio con questo Milan, capito?”. Siamo oltre la donna-tangente, siamo al terzino-tangente.
Le intercettazioni in quota Stampa svelano una consuetudine di rapporti tra la famiglia Verdini e Fusi che è allo stesso tempo bizzarra e innocua: l’amico di famiglia a volte ospita in casa e altre prenota l’albergo al figlio di Verdini e ai suoi amici (“Siamo in otto, ci bastano due camere”). Repubblica, infine, svela che Fusi ha chiesto a Verdini di incontrare Berlusconi, non per parlare di politica, ma perché “voglio che mi compri due difensori, perché io sto soffrendo parecchio con questo Milan, capito?”. Siamo oltre la donna-tangente, siamo al terzino-tangente.
Leggi Una notizia: politici e amministratori si interessano di appalti di Giuliano Ferrara